giovedì 7 luglio 2011

la casa degli specchi

lasciami andare mentre
mi tieni qui
galleggiare più sotto che sopra,
il tempo per respirare
l'hai inghiottito
nel nostro intero tragitto dicevi, promettevi
conoscere
strada e svolte e vie
ma poi cosa poi
i tuoi dubbi tu
corrodimi l'anima e non mento
corrodimi dentro quando
i tuoi occhi si abbassavano
sulle vetrine a leggere
di te
articolo migliore dell'ambizione
incanalata in persone, file intere
regali da discount
saldi di fine stagione, richieste
e richiesta.
in fondo solo l'ultimo
ad entrarti dentro.
la casa degli specchi
stanze in denuncia silenziosa
di quei colori
che piacevano tanto a te

the winter

martedì 5 luglio 2011

svuotare

ma che cazzo ci fai tu lì/ certe parole non fanno per te/ perché mi dici che non capisci/ io non capisco il perché di quel tempo perso/ certo sei ostinata/ si è il mondo ad essere in ritardo/ si sono gli altri a non saper distinguere il rosso dal nero/ l'anno prossimo ti regalerò uno specchio/ tu svuota l'armadietto del bagno/ io mi vomito sulle scarpe quel che restava di te

domenica 3 luglio 2011

capelli in disordine

ma in fondo che ne sai, in fondo tu che ne sai potrebbe essere oggi come potrebbe non essere mai. mi continui a chiedere domandare esasperare di domande a cui non so rispondere, l'ora la sveglia la cena e tu che parli tu che urli mi sento svenire come l'ansia di un corridoio d'ospedale, come l'odore che c'è in ospedale. dimentico cose ne ricordo di inutili in unione tra me e contro di me, con le ossa rattrappite da giorni mi frani addosso e non ho il tempo di ricominciare a respirare come un'onda contro il mare come l'onda contro l'uomo. mi cerco e mi cerco di spiegare fraintendi e non capisco se volontariamente poi ridi e cristo, ridi, mentre mi giro dall'altra parte non sentendomi chiamare, capelli in disordine, vestiti sformati occhiaie grige mi chiedo perché ti chiedo come cosa, poi mi sveglio e la faccia e lo specchio scheggiato e tu ed io, ma ero già solo da ore. bicchieri scuri e macchie sul pavimento, non avrei dovuto mangiare pesante.

[evitabili notti di noia improvvisa come evitabili post]

sabato 2 luglio 2011

Al Pacino

ieri notte
ci siamo distrutti
le urla il mucchio
cadere rialzarsi.
barricate
di solo rumore e
le mani
di Al Pacino.
è tardi
ho fame, apro
il frigo ma è vuoto
è finito tutto.
è finito tutto
e anche male


[le comiche, proprio]

dormo sul divano

danno
un film francese
un po' brutto. mi
fischiano le orecchie
e dirti che ti amo
non è facile
come credevo, ma
lo sai

giovedì 30 giugno 2011

3:39

ho scritto una poesia alle 3:37.

sabato 25 giugno 2011

polmoni

vorrei dei
polmoni più grandi per avere
più parole da dirti.
mi guardi
le mani, le labbra rosse
d'un fiato
di te

lunedì 13 giugno 2011

Sette

Play. Play. Play. Play. Play. Play. Play.
Sette volte. Sette Play. Ascolto le sette canzoni, tutte insieme. Non esistono più i duetrequattro quarti. Le chitarre si fondono coi sintetizzatori. Beat su beat. Lo-Fi frenchhouse indie funk newvawe acoustic NOISE. Tutto mescolato in mille grancasse mille suoni durate differenti attimi ritagliati unici, dovresti esserci. Il finale è perfetto. Vorrei essere meno lucido vorrei parlare con il signor Gurdjieff, mente annebbiata parole pensieri nudità sesso violenza ma tutto respirando piano a fondo come aprire gli occhi sulla persona che ami come riemergere dopo l'apnea. Piano, a fondo. Il caos le sirene l'armonia dello scontro mentre frano al suolo sfinito un buco nella mente vomito materia grigia e stringo tra le mani l'erba strappata urlando contro me, finendo come un film comico drammatico. Rido e piango allo stesso tempo ma mi specchio ho macchie scure sul volto vestiti che non ho mai indossato sporco sbatto la testa contro le mattonelle color senape e ascolto e ascolto e ascolto ancora poi penso a te, mi sembra così te, la confusione l'arpa degli ultimi istanti il singolo uomo che non capisce non si domanda aspetta e non si risveglia. Dolce meravigliosa tortura.

Guardarti

Mentre osservava le auto passare fuori dal finestrino rigato di pioggia, lui continuava a chiederle di guardarlo. Doveva dirle qualcosa di importante. Lei sapeva cosa. Voleva guardarla negli occhi. Lei sospirò, osservò il suo volto per un attimo, voltandosi pochi istanti, prima di dargli di nuovo le spalle ed aprire la porta. Uscì, mentre lui continuava a chiamarla, ed il nome di lei veniva schiacciato al suolo dall'acqua.

[ore tarde e piuttosto poca fantasia, bella schifezza]

Lunedì, 10:52

Prendete gli Smiths, metteteli in loop, copriteli di un medio strato di shoegaze e togliete qualità audio al tutto. Ora vi potrete liberamente accorgere che è Lunedì mattina, pioviggina, e che neanche le sigarette potranno rallentare un'altra settimana.


domenica 12 giugno 2011

dettagli

ho bisogno di aprire le mie vene devo bere lasciarmi andare in questo fiume che mi scorre contro farmi portare via, ora! sento premere in petto l'inutile bisogno di dettagli definiti ma ora voglio solo nebbia e caos dentro e fuori me dentro e fuori i miei occhi, solite parole le stesse identiche parole ogni cazzo di volta mi vorrei vedere morto lungo un marciapiede assiderato nel pieno di questo inverno senza fine ti guardo e grido nocche rotte lividi schiene piegate passi lenti mentre tengo il conto alla rovescia della mia caduta rovina distruzione particella per particella NO! vortice stridio rumore apro la mente immersa sott'acqua e mi lascio annegare. respiro.

domenica 5 giugno 2011

ballando

non capendo
che voci seguire,
seppur certe urla inaspettate
e certe svolte
ad occhi chiusi.
tra tutte queste persone
perché dovrei ballare
proprio con te?

lunedì 23 maggio 2011

i'll be gone in a day or two

Canto canzoni semi-acustiche e cariche di malinconica dolcezza, cover di classici anni '80. Mi viene voglia di avere un ukulele, bianco, a forma di Flying V, e mettermi un qualche buffo costume gigante da orso. Rileggo vecchie cose scritte molto tempo fa, ricordo vecchie frasi dimenticate, mi accorgo di vecchi errori mai corretti, e mi scendono alcune lacrime mentre faccio ricominciare, per la settima od ottava volta, la traccia. i don't know what i'm to say. i'll say it anyway. Dicono di non riuscire a continuare ad ascoltare la stessa canzone ripetutamente, credo di poter guardare in mille modi diversi la stessa persona, per ore. Vorrei tanto vederti ora, vorrei vederti sorridere.

venerdì 13 maggio 2011

esondazioni

cerco di muovermi a tempo ma non riesco la musica è strana pesante, il ritmo che vola la testa che scoppia. come nei film inquadratura bassa sulle gambe guarda come si muove guarda quei passi, come nei film inquadratura sugli occhi i miei occhi gonfi lucidi una o due lacrime che scendono ho lo sguardo offuscato doppio cerco di mettere a fuoco lo schermo del telefono ma sono una due tre quattro esondazioni, ma è la pioggia in primavera a far appassire il cuore. leggo forse leggo ancora e mi dici no mi dici non va mi dici non lo so io sento lo stomaco cadere sotto i piedi sto camminando e non posso fermarmi e ci passo sopra, ingoio saliva che non ho bocca asciutta e movimenti lenti mi guardo allo specchio vorrei ci fosse un altro, vorrei non fossi io. non capisco ancora non sento bene mi chiamano e non rispondo cerco te cerco di raggiungerti con le mie gambe ho mangiato la strada, con le mie gambe sto sentendo la sabbia arrivarmi al ginocchio nuoto respiro a fatica pastiglie d'ossigeno per sprofondare fino ai capelli. non lasciarmi qui. fermati aspettami parliamo eppure ti vedo lontana ti vorrei vicina e continua a fare più caldo il sole mi brucia le spalle mentre aspetto ci provo, almeno ci provo per la troppa paura di non farlo. paura di perderti prima di averti trovata. quando il ritmo non cambia quando tu eri il mio ritmo mentre cambi frequenza io giro la manopola come un pazzo la verità in fm la mia paura immensa in am. mi guardo mi domando se è vero. sparami ora se deve esser così ma sarai un colpo bellissimo sei un colpo bellissimo, chiedo pietà mi inginocchio l'acqua sul capo e la pioggia nel cuore in primavera. credimi. 'lady hear me tonight'.

mercoledì 11 maggio 2011

sale

[... ti amerò dello stesso amore che unisce il sale al mare. ]

lunedì 9 maggio 2011

design

cosa avresti detto ora?/ pesavi le parole mordendoti le labbra/ quei tuoi denti perfetti ancora nella mia pelle/ ti sei seduta mi hai detto/ ti prego lasciami un po' qui/ TI PREGO LASCIAMI UN PO' QUI/ ti raggiungo dopo/ io inciampo cado/ vedo libri uguali pagine vuote armadi letti cucine/ gente si ammassa intorno/ e tu rimani lì/ come oggetti di design/

[fa ridere, esatto]

domenica 8 maggio 2011

mancanze

si, è
come l'ultima volta.
quel giorno
incubi mani fredde
concentrazione lenta
giudicati e sotto accusa
cerca di non pensarci
inspiro. espiro.
ti sento
ancora
la polvere, disintegrata
sotto le tue scarpe
quel sole calava
in salita.
ma farà caldo e tu sorriderai
ma muoio dentro sempre
una volta di più


[pensieri sparsi, messi insieme, ed un temporale primaverile di fronte alla finestra]

giovedì 5 maggio 2011

partenze

se capirai se
riuscirai a seguirmi
guarda
ho le mani che tremano
lettere firmate male
lasciate sotto una porta
ti abbracciavo
lavavi di lacrime le scale
finestre e polvere
ore notturne
parole frasi pensieri tu
ma oggi spinge tutto
spinge tutto via
gallerie al neon
monocorsia
e vetrate scure senza più
il tuo sorriso
nel riflesso del mio sguardo

Un'attesa

Passava i minuti contandoli attraverso le boccate di nicotina ed ascoltando scorrere l'acqua della fontana. Aveva paura. Credeva di dover aspettare in eterno. Sentiva il peso delle gocce cadere al suolo, attraverso le crepe nella vecchia pietra, come su di se, a scavargli il cranio. Si era guardato intorno più d'una volta, ed intorno non c'era niente. Mura incolore, volti senza espressione. All'inizio aveva sperato, davvero, di vederla. Fermarsi in mezzo alla strada bloccando le decine di auto, cristallizzando l'acqua, addormentando il mondo intero, ogni piccola anima sopra e sotto la terra, per poterla stringere. Raccontarle del suo viso. Parlarle dei suoi occhi. Lo sperò, con tutto sé stesso, ma lei non venne e tutto, con la velocità produttiva della morte sulla vita, continuò a correre, senza meta, lasciandolo seduto a guardare le foglie cadute intorno a lui.

[che schifo di post]