lunedì 13 giugno 2011

Sette

Play. Play. Play. Play. Play. Play. Play.
Sette volte. Sette Play. Ascolto le sette canzoni, tutte insieme. Non esistono più i duetrequattro quarti. Le chitarre si fondono coi sintetizzatori. Beat su beat. Lo-Fi frenchhouse indie funk newvawe acoustic NOISE. Tutto mescolato in mille grancasse mille suoni durate differenti attimi ritagliati unici, dovresti esserci. Il finale è perfetto. Vorrei essere meno lucido vorrei parlare con il signor Gurdjieff, mente annebbiata parole pensieri nudità sesso violenza ma tutto respirando piano a fondo come aprire gli occhi sulla persona che ami come riemergere dopo l'apnea. Piano, a fondo. Il caos le sirene l'armonia dello scontro mentre frano al suolo sfinito un buco nella mente vomito materia grigia e stringo tra le mani l'erba strappata urlando contro me, finendo come un film comico drammatico. Rido e piango allo stesso tempo ma mi specchio ho macchie scure sul volto vestiti che non ho mai indossato sporco sbatto la testa contro le mattonelle color senape e ascolto e ascolto e ascolto ancora poi penso a te, mi sembra così te, la confusione l'arpa degli ultimi istanti il singolo uomo che non capisce non si domanda aspetta e non si risveglia. Dolce meravigliosa tortura.

1 commento:

  1. quel "play" apre le porte per un nuovo mondo a volte

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