giovedì 5 novembre 2009

Lacrime in caduta libera

[racconto breve, scritto mentre la classe aveva la verifica che io ho lasciato in bianco]


Sui vetri dell'auto scorrono interi oceani mentre all'interno la polvere galleggia a mezz'aria, calma, come a rallentatore, come nel momento di stallo dopo una brusca frenata da fiato corto, rischiando lo schianto con il qualcuno di turno. Attraverso i finestrini rigati dall'acqua l'immagine di quel mondo bagnato appariva strana, sfocata, passata con quei filtri da film scadente che tanto annoiano la pellicola. Nella macchina regnava il tipico disordine di cui scusarsi alla salita di un ospite, raccattando qua e là per ammucchiare nei sedili inutilizzati vestiti, cartacce e cassettine per lo stereo, ripromettendosi ad alta voce una seria pulizia il prima possibile, mentendo. Elvis vicino Mozart, Louis Armstrong vicino De Andrè, Kraftwerk sotto Joy Division e Black Flag sepolti dai nastri di mezza discografia di Current 93, una felpa, un cappello macchiato di sudore estivo ed una giacca, la cosa non rende loro onore per niente. Non c'è più religione qui dentro.
I tappetini, sottosopra, rivelano un mondo nascosto di mozziconi, monete arrugginite e quantitavi di polveri sottili da far invidia a Chicago... tutto sui sedili, mentre il mare continua a scendere le scale, correndo giù dalle nuvole.
Pensava, fino a poco fa, come risolvere il problema di Anna, non è una situazione delle migliori la sua. Da due anni ormai condivide tutto con lei: quell'appartamento in centro città, 50mq non sono molti ma sanno farseli bastare, l'auto, i soldi, il letto, la vita, senza troppe speranze, la giornata si vive minuto per minuto, non assaltano mai il cielo. Non è male come cosa, ma la nuova arrivata ha scombussolato un po' le sue giornate, lasciando Anna nel cassetto sotto il tavolo, a fare compagnia all'agenda del telefono, le foto dei genitori e le chiavi della loro relazione. Diversi conoscenti, non troppi amici, si sono sempre bastati l'un l'altro, sorridendosi all'ombra delle querce del parco, stringendosi sotto i fiumi in caduta libera, rimanendo seduti sulle scalinate della piazza. Hanno sempre amato star sotto la pioggia, uniti, riparandosi con i baci, asciugandosi con gli abbracci, due esistenze devote al pianto del cielo.
Questa mosca solitaria gira già da un po' nell'auto ed ora è atterrata per la prima volta sul suo volto appoggiato al tettuccio, mentre le figure sfocate si muovono, accerchiano l'auto, un po' incuriosite, un po' spaventate. In effetti il suo cuore non è mai stato un grande atleta: preferisce passeggiare che correre, sorridere che ridere, leggere sul divano che fare le pulizie, ma stavolta come giustificherà il disordine nel veicolo?
Lo stereo va ancora e le casse gracchiano I want you di Bob Dylan, una delle loro preferite, amano ascoltarla la domenica mattina, d'inverno, abbracciati nel letto. Parte l'ultima strofa e intanto la mosca inizia a sorseggiare un po' della vita che lui ha perso dal taglio sul sopracciglio destro, le prime mani iniziano ad entrare e toccarlo come fosse un santo, spostarsi e lasciare libero il posto a mani più esperte e robuste. Finisce la canzone e, d'improvviso, smette di piovere.
L'acqua finisce di scendere ed il primo raggio di sole fa capolino, sgomitando tra le nubi, annunciando la morte del tempo delle piogge, una tragedia per tutte quelle esistenze devote al pianto del cielo.

2 commenti:

  1. La sacralità dell'abitacolo. L'automobile come tempio della riflessione moderna.

    7

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  2. 'racconto breve, scritto mentre la classe aveva la verifica che io ho lasciato in bianco'
    da vero artista :D

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